Cortesie per gli ospiti

Cortesie per gli ospiti

A me piace avere amici a cena, a pranzo, per fare un aperitivo. Mi piace proprio un sacco. Mi piace apparecchiare bene, fare una bella tavola. Però forse guardo troppi programmi sulle cortesie per gli ospiti, ché ho talmente tanti bicchieri diversi che tra un po’ potrei aprire un bar.

Poi vavè, se volete farmi un regalo per natale, mi mancano quelli da grappa.

Nasci incendiario, muori pompiere

Nasci incendiario, muori pompiere

Tipo, una cosa che non ho mai imparato a fare è lanciare la sigaretta con due dita, per farla andare più lontano. Perché poi secondo me è una roba un po’ catartica, tipo che tu lanci e ti sembra di stare nei film americani, dove c’è il tizio che lancia la sigaretta e fa saltare in aria il covo dei cattivi. Però niente, non sono capace. E vado in giro con due scatoline di latta nella borsa per metterci le cicche.

Money

Money

Incontro una tizia che conosco e che non vedo da tempo. Ci metto dieci minuti a riconoscerla perché s’è fatta i capelli biondo signoraperbene, ha una borsa da anziana e un cappotto da casalinga anni Cinquanta in libera uscita. E mi chiedo com’è, se i soldi servono a comprare le cose belle, che il suo bello sia “fammi sembrare mi’ nonna”. Son misteri, signoramia.

Sopravvivere alle piccole cose

Sopravvivere alle piccole cose

Io nei periodi demmerda mica mi lamento troppo. Cioè, sì. Mi lamento un sacco, però in realtà nei periodi demmerda poi tengo botta. Sempre. Ma il potere che c’hanno le piccole fesserie di ogni giorno di farmi partire un embolo è una roba pazzesca. Tipo se dimentichi la caffettiera un minuto di troppo e ti si versa il caffè sui fornelli. O la manica del cardigan che si impiglia nella maniglia della porta mentre passi. O il cielo che si fa nuvolo appena stendi i panni. Roba così. Un’unghia che si spezza e continua a incocciarsi sui vestiti. Il libro che ti casca e perdi il segno. Insomma, le piccole odiosissime cose. Sulle piccole cose, no. Non solo non tengo botta, ma accidenti, ci scriverei un libro colmo di parolacce sulle piccole, stupidissime cose. Ecco.

Acqua

Acqua

C’è una persona, al lavoro, che mi è piaciuta dal primo momento in cui l’ho vista. Ha una gentilezza e una sensibilità che toccano il cuore. È una persona che si fa domande, autocritica, e parla senza alzare mai la voce. L’altro giorno chiacchieravamo e io ho detto che l’aula dove facevo lezione quel giorno è quella che mi piace di più perché c’è il distributore dell’acqua e così posso risparmiarmi il peso (anche) della bottiglia nello zainetto. Ieri ho scoperto che ha preso su un boccione dell’acqua e me l’ha portato personalmente in un’altra delle aule, dove non c’era. E quando ho ringraziato ho fatto una gran fatica a trattenere i rubinetti. Quelli del mio boccione personale, intendo.

Maggiolino

Maggiolino

C’è una persona che proprio non mi piace. Non m’ha fatto nulla di strano, si comporta sempre in maniera gentile, ma non mi piace. Per dirla alla fricchettona, ha un’energia negativa. E allora l’altro giorno, un maggiolino avventuroso mi si era posato addosso ed aveva finito per venire con me. Poi s’era messo a esplorare la stanza. Attenzione, ho detto quando sono arrivate delle altre persone e pure quella lì, c’è un maggiolino che passeggia qua e là. E questa persona ha detto che schifo! Io ho fatto finta di non sentire, ma quando è andata via, il maggiolino era spiaccicato per terra.

Scarpe rotte eppur bisogna andar

Scarpe rotte eppur bisogna andar

Ieri sera ho messo delle scarpe che avevo comprato a Londra. Solo dopo essere uscita mi sono accorta che la suola, che è di gomma, è completamente ossidata e viene via. Mi è dispiaciuto, perché ci sono affezionata, a quelle scarpe lì. Poi ho pensato che forse vuol dire semplicemente che è ora di tornare.

Dedicato a te

Dedicato a te

Il mio sentito, sentitissimo, suca di oggi va nell’ordine:
– A te che mi devi dei soldi da due mesi, ma nel frattempo chiami a tutte le ore esigendo che io lavori per te magari anche la notte.
– A te, ragazzetta analfabeta funzionale che pretendi che io traduca per te un capitolo della roba che devi studiare, pagandomi quanto normalmente si lascia di mancia al ristorante.
– A te idraulico, che mi hai bloccata a casa da stamattina, nemmeno dovessi farmi un favore a venire qui a lavorare.
– A te, vicino del cazzo, che fai i lavori abusivi e sono mesi mi fai vibrare il pavimento di casa mentre cerchi di finire ‘sta Sagrada familia.
– A te, cretina che mi hai tolto il saluto da quando ti ho detto che no, non avrei lavorato di domenica per fare lezione a quella capra di tua figlia.
Ho finito (per adesso), vostro onore.