Keep karma

Keep karma

Sono andata a fare la spesa per la cena della vigilia. Ero la prima alla cassa. Ho pagato, messo a posto la spesa e ricontrollato la lista. Non ho dimenticato nulla. Sono tornata a casa e ho trovato parcheggio nello stesso posto che avevo lasciato quando ero uscita, praticamente sotto casa. Adesso sono terrorizzata, perché ho una bolletta da pagare e temo che il karma stia ridacchiando sotto i baffi cercando di convincermi a farlo in posta.

Amore puro

Amore puro

Insomma, da un po’ di tempo è venuta fuori quest’espressione che sembra una traduzione sfigata della pubblicità di un profumo francese. Tipo, tu pubblichi la foto col tuo cane? È amore puro. Pubblichi la foto col tuo nipotino di cinque anni, con tuo figlio, con un qualunque regazzino che ti abita sullo stesso pianerottolo? È amore puro. E io lo detesto. Perché a) o è amore o non è amore; b) cazzo significa puro? Perché puro e non vero, forte, grande? E poi, devi metterci per forza un aggettivo accanto, altrimenti è meno fico dell’amore che provi per la pizza o per tuo marito? Devi far vedere per forza che hai il cuore gonfio di buoni sentimenti, anche se poi acceleri quando vedi le vecchiette sulle strisce? Fatemi capire cazz significa ‘sto amore puro, e ditemi pure se lo devo usare quando parlo del vino.

Piano fallito

Piano fallito

Quindi insomma, mentre il capitano è via posso dedicarmi al mio sport preferito: chilometro lanciato letto-divano con accompagnamento di pelosi, programmi di dubbio gusto su Cielo, cibo che non necessita di più di dieci minuti di cottura (con predilezione particolare per insalate e/o panini) e pigiama ai limiti della decenza. Il piano era perfetto. Poi mi sono ricordata che di mezzo ci sono le feste.

Cortesie per gli ospiti

Cortesie per gli ospiti

A me piace avere amici a cena, a pranzo, per fare un aperitivo. Mi piace proprio un sacco. Mi piace apparecchiare bene, fare una bella tavola. Però forse guardo troppi programmi sulle cortesie per gli ospiti, ché ho talmente tanti bicchieri diversi che tra un po’ potrei aprire un bar.

Poi vavè, se volete farmi un regalo per natale, mi mancano quelli da grappa.

Nasci incendiario, muori pompiere

Nasci incendiario, muori pompiere

Tipo, una cosa che non ho mai imparato a fare è lanciare la sigaretta con due dita, per farla andare più lontano. Perché poi secondo me è una roba un po’ catartica, tipo che tu lanci e ti sembra di stare nei film americani, dove c’è il tizio che lancia la sigaretta e fa saltare in aria il covo dei cattivi. Però niente, non sono capace. E vado in giro con due scatoline di latta nella borsa per metterci le cicche.

Money

Money

Incontro una tizia che conosco e che non vedo da tempo. Ci metto dieci minuti a riconoscerla perché s’è fatta i capelli biondo signoraperbene, ha una borsa da anziana e un cappotto da casalinga anni Cinquanta in libera uscita. E mi chiedo com’è, se i soldi servono a comprare le cose belle, che il suo bello sia “fammi sembrare mi’ nonna”. Son misteri, signoramia.

Sopravvivere alle piccole cose

Sopravvivere alle piccole cose

Io nei periodi demmerda mica mi lamento troppo. Cioè, sì. Mi lamento un sacco, però in realtà nei periodi demmerda poi tengo botta. Sempre. Ma il potere che c’hanno le piccole fesserie di ogni giorno di farmi partire un embolo è una roba pazzesca. Tipo se dimentichi la caffettiera un minuto di troppo e ti si versa il caffè sui fornelli. O la manica del cardigan che si impiglia nella maniglia della porta mentre passi. O il cielo che si fa nuvolo appena stendi i panni. Roba così. Un’unghia che si spezza e continua a incocciarsi sui vestiti. Il libro che ti casca e perdi il segno. Insomma, le piccole odiosissime cose. Sulle piccole cose, no. Non solo non tengo botta, ma accidenti, ci scriverei un libro colmo di parolacce sulle piccole, stupidissime cose. Ecco.

Acqua

Acqua

C’è una persona, al lavoro, che mi è piaciuta dal primo momento in cui l’ho vista. Ha una gentilezza e una sensibilità che toccano il cuore. È una persona che si fa domande, autocritica, e parla senza alzare mai la voce. L’altro giorno chiacchieravamo e io ho detto che l’aula dove facevo lezione quel giorno è quella che mi piace di più perché c’è il distributore dell’acqua e così posso risparmiarmi il peso (anche) della bottiglia nello zainetto. Ieri ho scoperto che ha preso su un boccione dell’acqua e me l’ha portato personalmente in un’altra delle aule, dove non c’era. E quando ho ringraziato ho fatto una gran fatica a trattenere i rubinetti. Quelli del mio boccione personale, intendo.