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Piano fallito

Piano fallito

Quindi insomma, mentre il capitano è via posso dedicarmi al mio sport preferito: chilometro lanciato letto-divano con accompagnamento di pelosi, programmi di dubbio gusto su Cielo, cibo che non necessita di più di dieci minuti di cottura (con predilezione particolare per insalate e/o panini) e pigiama ai limiti della decenza. Il piano era perfetto. Poi mi sono ricordata che di mezzo ci sono le feste.

Cortesie per gli ospiti

Cortesie per gli ospiti

A me piace avere amici a cena, a pranzo, per fare un aperitivo. Mi piace proprio un sacco. Mi piace apparecchiare bene, fare una bella tavola. Però forse guardo troppi programmi sulle cortesie per gli ospiti, ché ho talmente tanti bicchieri diversi che tra un po’ potrei aprire un bar.

Poi vavè, se volete farmi un regalo per natale, mi mancano quelli da grappa.

Ciao, sono Peppa Pig!

Ciao, sono Peppa Pig!

Alla fine, ieri, ci sono andata al mercato. In un momento di follia, ho deciso di comprare una maglietta rosa. Vado a pagare e all’omino dico senti, ma se io vado a casa a provarla e poi mi sento Peppa Pig, poi posso cambiarla? Sì sì, dice l’omino, non ti preoccupare. Sicché io pago, ringrazio, faccio per andare via e l’infame – come lo vuoi chiamare? – fa ok, a venerdì prossimo. Forse avrei fatto meglio a comprarle, le scarpette per correre.

Tutto bene, grazie

Tutto bene, grazie

L’altra sera ho incrociato un tizio che conosco. Io ero a piedi, lui in bici. Ciao, ho detto io. Ciao, ha detto lui. Ed è andato avanti. Ha fatto un po’ di metri e mi ha urlato tutto ok, vero? Sì, grazie, ho urlato io senza nemmeno girarmi. Anche perché penso che nel frattempo avesse voltato l’angolo pure lui. E se anche avessi detto, no ma sai altro che ok, è un periodo di merda, non avrebbe sentito. È dall’altra sera che mi chiedo, sì, ma se non volevi sentire la risposta, cazzo me lo hai chiesto?

Delusioni

Delusioni

Oggi ero al supermercato e dovevo comprare della salsiccia. Però l’omino del banco macelleria non c’era. Allora ho chiesto al banco accanto, quello dei salumi. “Devi suonare”, mi dice, e mi indica il campanello sul banco. Il campanello tipo hotel, che io è una vita che sogno di suonare quel robo e arriva un maggiordomo fichissimo con i guanti bianchi e mi porta lo champagne… Però poi ho suonato ed è arrivato un macellaio con gli occhiali da astigmatico che gli facevano gli occhi da mosca, sicché poi ho preso la salsiccia, ho detto grazie e non sono nemmeno stata molto simpatica perché ero un po’ delusa.

Tutto il resto è noia

Tutto il resto è noia

Conosco una tipa, che se dovessi descriverla, la prima parola sarebbe: noiosa. Di recente, ho conosciuto un tipo. Questo tipo, se dovessi descriverlo, la prima parola sarebbe: noioso. Ecco, io non lo sapevo, l’ho scoperto poi, ma ‘sti due stanno insieme. E meno male, ho pensato, altrimenti diffonderebbero la noitudine a tutti.

Buonasera dottore

Buonasera dottore

Sono seduta al piccì, entra un tizio, mi guarda mezzo schifato e mi fa:

“Il dottore non c’è?”

Gli spiego che no, non c’è e che questa è l’aula del corso di inglese. Dice “ok, mi sono sbagliato” e se ne va.

Solo dopo mi è venuto da chiedermi quanti secoli dovranno ancora passare prima che, entrando in una stanza dove c’è una donna, a uno venga in mente in automatico che il dottore potrebbe pure essere lei.